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martedì 25 gennaio 2011

Caro Mike, due parole per te...

Caro Mike, oggi più che mai mi vengono in mente tutte le tue gaffes: la Longari e il suo uccello, la Berti a Sanremo 1906, Fausto Tozzi (magari Umberto…), Paolo Bolis (al posto di Paolo Bonolis), la filanda la belinda e la Bernarda... Mi viene in mente quando ti incazzavi con la Elia, con Sgarbi. Mi viene in mente quando facevi finta di litigare a distanza con Pippo Baudo. Mi viene in mente che non avevi paura di un bel niente. Soprattutto di non poter raccogliere l’approvazione di tutti. Il gesto che ti vede vittima – la trafugazione della tua salma – non ha tanti commenti a livello morale. Che dire di chi ruba ciò che rimane di una vita come la tua (di una vita e basta, verrebbe da dire)? Per la salma di Enrico Cuccia fu chiesto un riscatto (e i Carabinieri arrestarono i due colpevoli). Per te, mi verrebbe da dire che non c’è riscatto che tenga. Se è vero che è il ricordo di chi resta sulla terra a tenere in vita una persona, stai tranquillo che i soldi che chiederanno (se li chiederanno) non saranno mai abbastanza…


lunedì 17 gennaio 2011

Mila e Shiro: non un cartone, ma un energetica filosofia di vita





Mila Azuki, , Shiro Takiki, Kaori Takigawa, Nami Hayase, Tullia Kaido, Yoghina Yokono, Mister Daimon, Mister Mitamura.

Saranno anche parole giapponesi e solitamente incomprensibili agli occidentali, ma tutti gli amanti della pallavolo hanno una visione ben precisa di questi nomi e cognomi: fatta di volti, musiche, sensazioni ormai passate e lontane nel tempo, nonché particolarità indimenticabili. Stiamo parlando di anime giapponesi, dette cartoni animati. E sarà perché quando siamo bambini assorbiamo in fretta comportamenti, idee e passioni, ma non esiste oggi un trentenne medio che non sappia a memoria le caratteristiche del cartone animato giapponese “Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo”.

Continua a leggere il mio articolo su dotvolley.it. Alla fine, troverai la parte 1 della prima puntata della serie.

mercoledì 8 dicembre 2010

Stasera in televisione guardo un film: Ghost, tutto il resto è noia



La pellicola risale al 1990. Quindi, anche se i Mondiali di Schillaci ci sembrano dietro la porta, si tratta di vent’anni fa. Esatto. Una vita fa. Eppure, anche se il palinsesto decide di affidare a Ghost le sorti dell’Auditel in casi in cui la sconfitta è quasi certa, il film che ha come protagonisti Patrick Swayze, Demi Moore e Whoopy Goldberg raccoglie sempre un buon apprezzamento. Nonostante l’era dei dvd, insomma, il film domenica sera ha portato a casa lo stesso il 12% di share contro la miniserie “Paura di amare” che invece pare spopolare e ha conquistato 6 milioni di italiani (contro i 3 milioni del film sempre verde).
Ma cosa porta 3 milioni di persone a riguardare l’opera del regista Jerry Zucker? Un film visto, stravisto, con il quale sono almeno due le generazioni (anche se oggigiorno, le “ere” della gioventù si stanno stringendo) che con questi attori hanno pianto, riso, imitato le scene clou e ricantato certe canzoni.
Tutti l’hanno visto: tranne mio padre. Che quando ha “indovinato” che Carl conosceva bene Willy Lopez ha pure detto “e…non è che sia una grande trama…poteva essere solo lui”. A parte questo, cosa porta tutta sta gente a riguardare un film per l’ennesima volta? (perché, mi sa che sui 3 milioni, solo mio padre era un new entry).
Le porta il cast: tre attori di questo calibro non si trovano tutti i giorni. E, passatemelo, si trovano lì pure per caso. Non come in Ocean twelve o film simili. Sono stati presi, buttati in un film americano al 100% e hanno fatto successo. Perché sono attori fenomenali (pace all’anima di Patrick), belli e bravi, e perchè e ci sono scene che non sono più imitabili nei film di oggi: ed è qui che un film calca la storia, la affronta e, soprattutto, la vince. Non ci sarà più un film simile senza che non venga additato come un clone di Ghost. Non ci sarà più una scena d’amore come la costruzione del vaso. E neanche un personaggio come Oda Mae Brown: geniale, spiritoso ma nello stesso tempo sensibile e meritevole di amore amicale. Una colonna sonora meravigliosa e una storia triste che, alla fine, lascia speranza. Per forza che la gente lo guarda ancora. Una commedia il cui successo non avrà mai fine. E non sarà mai paragonabile.
Ma non è un film sempre verde per qualche motivo particolare di aderenza alla società: che "Dirty Dancing" sia un sempre verde lo si deve alle ragazzine (anche quelle di cinquant’anni) che avrebbero sognato una vacanza così. Se “Grease” è un sempreverde, è perché in fondo vorremmo andare ancora tutti quanti a scuola. E chi ci va, vorrebbe che fosse così. Se “Ghost” è un sempre verde è perché l’idea è geniale, gli attori pure e perché…quasi quasi, una sera di queste, lo riguardo.


venerdì 5 novembre 2010

"Bella Ciao" e "Giovinezza" a Sanremo: l'Italia ha ancora paura



Niente “Bella Ciao” e “Giovinezza” al Festival. Peccato. Peccato perché era una bella idea. Finalmente, per festeggiare l’Anniversario di questa Italia diversa, frastagliata e mai davvero unita sul serio, si sarebbero potute buttare le basi per il futuro, per qualcosa di nuovo, differente. Vero che Sanremo non è niente (o magari qualcosa sì). Vero che non può bastare una canzone per fare questi benedetti italiani (se qualcuno li ha visti in giro chiami “Chi l’ha visto?”). Ma è altrettanto vero che in un’Italia che continua ancora oggi a discutere su chi “ha vinto la guerra”, chi ha sofferto di più, chi ha torto e ragione, ecco che quella di Gianni Morandi e Mauro Mazzi era una bella trovata: si sarebbe potuta scavare la storia, raccontarla, ricordarla (guai a non farlo), ma finalmente si sarebbe potuto affermare che “la guerra è finita”.
Sì, perché la guerra è guerra: è un gran casino di gente che va, che viene, che vive, che muore, che non ha tempo, né tanto meno ragioni. Eppure c’è e c’è stata (e ci sarà). Ma è finita. E il fatto che a Sanremo si volessero cantare le due canzoni, beh, era un buon modo per farlo capire a tutti: per far capire che stiamo qui a discutere sull’opportunità di due canzonette e il Paese – oltre a rischiare di andare a rotoli – non ha ancora un popolo vero. Era una buona occasione per rifletterci e per chiudere il sipario e iniziare un altro spettacolo: a livello simbolico, ovviamente. Ma si sa che i simboli non servono, soprattutto se quando possono destare le coscienze vengono annullati dalla paura dei fantasmi della storia (ah, i fantasmi non esistono!). 
Peccato perchè ancora una volta questa Italia che non c'è ha avuto paura della sua storia e, quindi, del suo futuro. Ha avuto paura di urtare qualsiasi sensibilità (anche quelle degli invasati - di destra e sinistra chissene - che sessant'anni fa non erano neanche nei pensieri di Dio). Ha avuto paura di dire: "La Guerra è finita. Ricordiamola sempre, impegnamoci affinchè non succeda più. Ma andiamo finalmente avanti". Se non si riesce a superare questo empasse con la musica, figuriamoci nel resto. E' un'impostazione mentale quella dell'Italia: di non rischiare e di rimanere nel pantano ideologico e concreto.

Le due canzoni non sono perfette politicamente parlando (e anche socialmente e umanamente, soprattutto "Giovinezza"). Ma senz'altro fanno riflettere. Ed è questo ciò di cui l'Italia - forse - avrebbe bisogno.
Ci sarà solo Sanremo. Ci accontenteremo. Come sempre.

TESTO "BELLA CIAO"

Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna
sotto l'ombra di un bel fior.

E (Tutte) le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E (Tutte) le genti che passeranno
Mi diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!




TESTO "GIOVINEZZA"

Su, compagni in forti schiere,
marciam verso l'avvenire
Siam falangi audaci e fiere,
pronte a osare, pronte a ardire.

2Trionfi alfine l'ideale
per cui tanto combattemmo:
Fratellanza nazionale
d'italiana civiltà.

3Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

4Non più ignava nè avvilita
resti ancor la nostra gente,
si ridesti a nuova vita
di splendore più possente.

5Su, leviamo alta la face
che c'illumini il cammino,
nel lavoro e nella pace
sia la verà libertà.

6Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

7Maledetto fu il cilicio
che condusse all'eroismo,
fu schernito il sacrificio
dal novello socialismo.

8Sorgi o popolo sovrano
su dall'Alpi di Salvore
fino al Siculo vulcano,
che or si vince oppur si muor.

9Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

10Nelle veglie di trincea
cupo vento di mitraglia
ci ravvolse alla bandiera
che agitammo alla battaglia.

11Vittoriosa al nuovo sole
stretti a lei dobbiam lottare,
è l'Italia che lo vuole,
per l'Italia vincerem.

12Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.

13Sorgi alfin lavoratore
giunto è il dì della riscossa
ti frodarono il sudore
con l'appello alla sommossa.

14Giù le bende ai traditori
che ti strinsero a catena;
Alla gogna gl'impostori
delle asiatiche virtù.

Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza,
nel fascismo è la salvezza
della nostra libertà.
Per la foto: wiki

venerdì 15 ottobre 2010

Tv? No grazie...


Io ho un amico che non guarda la televisione da quattro anni e mezzo. Giuro. Dal 2006, non la guarda (o non la vede: in fondo la differenza c'è, ma in tanti fan finta di guardare e invece vedono e basta). In fondo, mi piacerebbe dedicargli un articolo su "Il Cittadino", ma lui proprio non ci vuole sentire. Sostiene, a torto, che non sia una notizia. Ma invece è una notizia e pure grossa.
Nell'era in cui il silenzio infastidisce, lui non accende la tv da quattro anni e mezzo. Di sera legge, parla con sua moglie - d'accordo con lui per il provvedimento - mentre la piccola foglioletta ancora non sa e non capisce. 
"Ma i cartoni non li guarda?" chiedo io. 
"Sì, in dvd e in VHS" dice lui. 
Ma nient'altro: niente TG, niente varietà, niente Maria De Filippi e Carlo Conti, niente reality, niente soap opera, niente telefilm, niente programmi cosiddetti d'approfondimento. Niente di niente. Niente "sola" del digitale terrestre, di Premium, di Sky, dei nuovi canali.
"Ma paghi ancora il canone?"
""
Pure? Cioè, non guarda la tv, ma ha sempre pagato le tasse del canone: un marziano, praticamente.
"Sto aspettando che mi suggellino la televisione e poi non lo pagherò più".
Io non sapevo che cosa volesse dire "suggellare la televisione". Ora lo so.
E' una sorta di piombatura: l'ultimo atto legale  e meccanico per salutare la tv, il tubo catodico o l'ultrapiatto, il carosello, i Cesaroni. Dopo la suggellatura, addio canone RAI (altro che "mamma").
In ogni caso, questo amico rimane informato, poichè utilizza altri mezzi di comunicazione: radio e giornali su tutto e internet esclusivamente per lavoro.
La notizia, però, non sta qui. O meglio, non solo. Sta nel fatto che lui non lo fa per politica. 
"La televisione mi annoia". Semplicemente questo. E vi assicuro che il mio amico è una persona che rientra nella norma: simpatico, professionista, media altezza.
Non sono d'accordo con lui, nel senso che io non lo farei. Forse perchè ho troppo amore per il divano  e per il sottile sonno che passa dagli occhi insieme alla voce di qualsiasi personaggio racchiuso all'interno della scatola blu. Sarà per quello.
Però, credo che oggi non ci sia nulla di più originale che non guardare la tv per scelta. Neanche per passare del tempo inutile. 
In fondo se parliamo tutti la stessa lingua (quasi) è solo per la televisione, mi verrebbe da dire a sua discolpa.
Ma tant'è. Il premio originalità va a questo mio amico che un po' invidio. E un po' no. Magari nei prossimi giorni tento di esprimere il perchè io, invece, ancora accenda la tv per guardarla più o meno attentamente.


domenica 10 ottobre 2010

"Chi l'ha visto?" sciacallo? Ma per favore...



"Chi l'ha visto?" accusato di fare da cannibale. Di non interrompersi quando la scoperta di un terribile omicidio viene a galla come il sangue che esce da una ferita. "Chi l'ha visto?" è andato avanti, in diretta, a parlare della triste e atroce probabilità che ad uccidere Sarah Scazzi fosse stato lo zio Michele e che il corpo fosse stato ritrovato vicino ad Avetrana. C'è chi urla allo scandalo, chi ha voglia di sputare sopra i giornalisti sciacalli (definendo tali anche quelli che si occupano di sport e cultura), quelli che vanno alla ricerca sfrenata dello scoop e delle macchie rosse per terra. Sarò un po' in controtendenza, ma questa volta non credo si tratti di un caso di sciacallaggio: prima di tutto, inquadriamo il programma accusato. "Chi l'ha visto?" non è un programma televisivo: dal 1989 è un vero e proprio servizio pubblico, l'unico che attraverso il tubo catodico arriva nelle case e prova a dare una mano seria e concreta alle famiglie degli scomparsi. Solo i minorenni nel 2009 sono stati più di mille in Italia. Mercoledì sera, la storia di Sarah Scazzi era ovviamente la prima, la più importante: sia per una questione di audience (ecchecidovetefare?), sia per la situazione atroce che si andava profilando negli ultimi tempi.

Difficile sopportare Domenica 5 - vi do ragione - i suoi pianti, i suoi sgomenti a volte retorici, il suo servizio televisivo dedicato ai bramosi di lacrime e tristezza. Ma "Chi l'ha visto?", permettetemelo, è tutt'altra cosa. La Sciarelli - mi perdonerà la discutibile anche se unica Barbara nazionale - non è la D'Urso e la presenza della madre della ragazza assassinata era a favore della stessa Sarah, prima ancora di lei stessa e di mamma Rai.

La cosa che più fa imputridire le coscienze è che coloro che si lamentano di questo fantomatico sciacallaggio sono forse proprio quelli che vanno alla ricerca del sangue in tv, delle lacrime e della tremenda retorica.

L'imbarazzo di Federica Sciarelli rimane un imbarazzo ben amministrato anche se sfociato nella notizia in diretta. Dare addosso a lei e a "Chi l'ha visto?" non ha senso. Non ne ha proprio. Che ognuno si guardi allo specchio.